Appunti per una didattica open source

Il modello di produzione open source ha dimostrato, attraverso la sua applicazione in ambiti differenti, di rappresentare una consolidata alternativa al sistema produttivo tradizionale. Dallo sviluppo software (Linux, per citare il più noto) alla realizzazione di un’enciclopedia (Wikipedia), dall’elaborazione di mappe geografiche (OpenStreetMap) alla progettazione hardware (Arduino, RepRap): il modello distribuito costituisce oggi una strada concretamente praticabile e in grado di rendere più efficienti – o “diversamente efficienti” – molti dei processi produttivi tradizionali. Anche il campo della formazione e dell’insegnamento ha visto nell’approccio “open” un’occasione per ripensare i propri paradigmi fondamentali. Il tema della condivisione della conoscenza è infatti uno dei pilastri del movimento del software libero (da cui l’openness deriva) e la scuola è – insieme alla pubblica amministrazione – lo spazio naturale dove applicare tali principi1. L’accessibilità al sapere è dunque uno dei punti chiave per una scuola “aperta”. Ma quali possono essere, invece, le ricadute del modello di produzione open source nell’ambito dell’educazione e dell’apprendimento? E’ possibile mettere in atto una più efficiente modalità didattica facendo riferimento alle strutture organizzative e procedurali proprie dei processi partecipati? In questo scritto sono tracciati alcuni spunti di riflessione mossi dall’esperienza realizzata durante il corso di “Strumenti e metodi del progetto”, 1° anno del corso di Laurea in Design degli Interni, Scuola del Design del Politecnico di Milano, svolto dal marzo al luglio 2014. Il corso, teso alla trasmissione ai futuri designer dei saperi connessi all’uso degli strumenti digitali per la progettazione, si è strutturato intorno ad un’esercitazione pratica consistente nel rilievo e nella rappresentazione di un tratto urbano milanese. La classe, composta da 45-50 allievi, ha lavorato in gruppi medio-piccoli (4-5 persone) autodefiniti attraverso wiki e rinnovati per ognuna delle tre fasi in cui si è sviluppato il lavoro2.
Release early, release often
E’ una delle regole fondamentali della cultura open3. La pubblicazione frequente e continua del proprio lavoro abitua lo studente a rendere esplicito, a sé stesso e agli altri, il proprio percorso elaborativo. Ogni modifica, correzione o aggiunta è sintetizzata e descritta nel history log del file. E’ così possibile, per il docente, intervenire durante l’elaborazione al sorgere dei problemi mentre, alla fine del lavoro, potrà ripercorrere l’intero processo percorso dello studente anche al fine di formulare una più corretta valutazione. La pubblicazione frequente delle fasi di avanzamento del lavoro rende, inoltre, più difficile per lo studente l’elusione o la falsificazione del proprio lavoro.
changeLog-Releases
Per ogni fase, oltre agli elaborati finali, ogni gruppo è stato chiamato a pubblicare tutti gli stati d’avanzamento del proprio lavoro (vedi immagine a sinistra). Dopo la prima fase in cui solo pochi gruppi hanno praticato con frequenza la pubblicazione dei files, la seconda fase e la terza hanno registrato invece un’ampia condivisione del metodo rendendo effettivamente collettiva l’elaborazione del lavoro (vedi immagine a destra).
contributionGraphAll
Il “furto” come regola
Il sapere non si prende a prestito, né lo si costruisce da zero: il sapere si ruba. E dopo averlo rubato lo si fa proprio. La continua condivisione dei files da parte degli studenti permette la costituzione di un ricco bacino di conoscenza frutto del lavoro degli stessi studenti. Un ricco archivio di testi, disegni, immagini, video, links… da cui poter attingere per raggiungere risultati migliori, in minor tempo e più facilmente. Appropriarsi del lavoro altrui per rielaborarlo, arricchirlo, rinnovarlo è, inoltre, una capacità essenziale in una società in cui l’accesso alle risorse intellettuali è sempre più universale: una qualità preziosa che denota capacità critica e l’attitudine ad individuare soluzioni efficienti.
Oltre a condividere il proprio lavoro durante l’elaborazione – permettendo così ai colleghi di acquisire quelle parti utili al proprio lavoro e di ripubblicarle rielaborate – ogni gruppo è stato chiamato a ricongiungere tutte le parti prodotte dagli altri gruppi in un unico disegno complessivo. Ogni studente, così, ha dovuto misurarsi con disegni molto ricchi e complessi frutto del lavoro di numerosi colleghi: in tal modo ha anche avuto l’occasione di conoscere metodi e criteri diversi dai propri, conoscere altre logiche, ragionare, chiedere, discutere con i colleghi aprendo la propria visuale ad altri sguardi possibili (a fianco una selezione dei lavori finali della prima e della seconda fase).
Imparare è un gioco
Ogni progetto open source necessita di una comunità coinvolta e partecipe per raggiungere i risultati aspettati: allo stesso modo anche un corso risulterà più o meno riuscito, più o meno efficace, se potrà contare su una classe partecipe e coinvolta. E’ compito del docente rendere il gioco dell’apprendimento accessibile e stimolante: se il gioco si inceppa perché complicato presto si smetterà di giocare. Se invece funziona sarà lo stesso giocatore a voler ottenere di più, porsi ulteriori domande, richiedere nuova conoscenza.
Oltre all’aula tradizionale il corso si è svolto parallelamente in un gruppo facebook dedicato, una vera e propria aula virtuale sempre aperta dove ognuno ha potuto condividere dubbi, domande, proposte, consigli. Preferito dagli stessi studenti rispetto al forum ufficiale del corso, meno formale e più aperto della e-mail, la pagina facebook ha costituito un canale di comunicazione comodo e amichevole sia tra studenti che tra studenti e docente: un “luogo” ulteriore dove mettere in comune problemi e soluzioni, suggerimenti e approfondimenti.
La trasparenza e la fiducia.
Perché la comunità di apprendimento funzioni fluidamente è necessario costruire un rapporto limpido e trasparente tra tutti gli attori. Trascrivere in un diario sempre accessibile tutte le comunicazioni passate tra docente e studenti, esprimere e pubblicare in maniera chiara e dettagliata le “regole del gioco” (contenuti richiesti, modalità di consegna, criteri per la valutazione), aiutare la comprensione attraverso esempi ed fornire risorse ulteriori, sono atti fondamentali per evitare ogni possibilità di fraintendimento. La trasparenza è il pilastro su cui poter costruire la fiducia necessaria per portare avanti efficacemente il lavoro.
modalitaPubblicazione
Tutte le comunicazioni del docente, le procedure, gli obiettivi, i metodi di valutazione sono stati pubblicati sulla piattaforma e-learning del corso (vedi a sinistra). Si è cercato di rendere il più possibile chiaro e trasparente il metodo di valutazione attraverso revisioni collettive preventive in cui discutere del lavoro in corso e far emergere elementi positivi e punti deboli. Anche gli studenti hanno dovuto esprimere e pubblicare con parole ed immagini i propri riferimenti e gli obiettivi che intendevano raggiungere nella propria elaborazione creativa (vedi a destra). In questo modo, oltre ad aiutare lo studente a meglio focalizzare il proprio obiettivo, si è costituita una base chiara e poco interpretabile cui fare riferimento per la valutazione finale: dichiarando il proprio fine ogni studente ha assunto la responsabilità delle proprie scelte.
riferimentiStudenti
Una comunità… in fieri
L’applicazione dei metodi open source porta naturalmente verso l’idea di comunità. L’atto di condividere il proprio lavoro non è solo un gesto di fiducia e apertura verso i propri colleghi, ma impone una particolare attenzione e sensibilità verso gli altri: perché la pubblicazione dei files abbia reale utilità infatti questa deve essere accompagnata da descrizioni, spiegazioni, ordinamenti ed esige, perciò, uno sforzo di immedesimazione in coloro che fruiranno del proprio lavoro. Allo stesso modo la consapevolezza che il proprio lavoro sarà parte del lavoro collettivo, e quindi, se svolto con scarso impegno, possa incidere negativamente sulla valutazione di altri colleghi muove gli appartenenti alla comunità ad un maggiore impegno e responsabilità.
Tutti i disegni prodotti durante il corso sono pubblicati con licenza Creative Commons in questa pagina (a fianco i lavori realizzati per la terza fase dell’esercitazione)
1 Non posseggo un quadro sufficientemente chiaro e completo dei principali progetti sviluppati in tale ambito, progetti che appaiono numerosi, diversificati e frammentati: per citare solo alcuni casi rilevanti si pensi, ad esempio, al crescente interesse per i MOOC o ad iniziative come OER; ma è bene sottolineare il ruolo fondamentale delle tante iniziative indipendenti promosse da singole scuole, classi e docenti: tra queste, in Italia, vale la pena citare la fervida comunità legata al progetto WiildOs o l’instancabile attività di promozione del software libero del prof. Cantaro dell’Istituto Majorana di Gela.
2 Per maggiori dettagli sul corso e sull’esercitazione vedere il programma didattico. Tutti i lavori prodotti dagli studenti sono stati rilasciati con licenza Creative Commons e pubblicati in questa pagina.

One thought on “Appunti per una didattica open source

  1. gabriele says:

    bravo…

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